Vita e opinioni di Tristram Shandy - di Laurence Sterne

un bel malloppo di 620 pagine che ovviamente è difficile leggere tutte d’un fiato. Ma bello, proprio, non mi aspettavo un piacere simile da un romanziere del ‘700 che ha scritto un libro sgangherato come pochi ma godibile dalla prima pagina all’ultima.

Sgangherato perchè salta di palo in frasca, non ha una trama degna di questo nome, dovrebbe essere una autobiografia ma a metà libro il protagonista non è ancora nato, ogni tanto spuntano asterischi a far intendere parole che non si possono dire, insomma al di fuori del concetto di inizio-svolgimento-fine. Per fortuna.

Oddio, non ci si sganascia, questo no, si tratta di una finezza di umorismo che non è proprio per palati grossolani, il tizio che va a vedersi i film con De Sica o Banfi può tranquillamente fare a meno di leggerselo (ammesso e non concesso che il tizio sappia leggere, beninteso).

E poi è bello anche perchè spesso lo scrittore si confida col lettore, parla della sua opera e spiega perchè adesso parla di una cosa, poi salta ad un’altra, avverte che adesso salta due capitoli, che però poi verranno ripresi, insomma quella complicità scrittore/lettore che quando è fatta bene è anche un po’ intrigante e ci appassiona di più, perchè si sente che Sterne si è divertito anche lui a scrivere ’sta roba, e ci lasciamo prendere per mano per le innumerevoli divagazioni che sembra non abbiano niente a che fare col romanzo (e spesso, in effetti, non c’entrano proprio, ma sono sempre tanto irrilevanti quanto spassose).

Da portarsi in vacanza: dura un casino, c’è in edizione tascabile e non stanca per niente.

Strettamente personale: dal momento che i protagonisti sono gentiluomini inglesi del ‘700 e che me lo sono letto a spizzichi e bocconi per godermelo meglio, riservandomelo come chicca per la sera, nel periodo di lettura ho avuto il tempo di farmi crescere i basettoni -che mi sono tagliato poi dopo averlo finito. Peccato, non avevo una parrucca da giudice inglese…

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