Una stella di nome Henry, di Roddy Doyle
Un salto di qualità notevole! Roddy Doyle è sempre stato uno dei miei preferiti, a partire da “Paddy Clarke ah ah ah!” in poi, compresi i racconti per bambini (ma con l’eccezione di “La donna che cadeva nelle porte”, che non sono mai stato capace di finire … oh beh, mica tutte le ciambelle riescono col buco).
Questo libro è proprio bello, scritto bene e con senso dell’umorismo anche se lo si può considerare quasi un romanzo storico che ci apre una finestra particolare ed esclusiva su quel potente momento storico che è stata la rivoluzione irlandese.
Vero, io non sono obiettivo: io fino a qualche tempo fa (prima della Lega nord, per intenderci) il 17 marzo, ricorrenza di San Patrizio, mi mettevo una camicia verde; adesso basta camicia, l’ho sostituita con una spilletta con l’arpa celtica.
Ma anche se non si è obiettivi, anzi soprattutto se non si è obiettivi non si può non apprezzare questo libro, che sfronda quella retorica sull’Irlanda (ooppppss… avrei dovuto scrivere Erin…) che un po’ tutti ci portiamo dietro.
Da leggersi con una Guinness -ovviamente- oppure con un buon whiskey, naturalmente irish.
Prima o dpo la lettura ci si può abbinare anche il film “Michel Collins”, regia Neil Jordan.
Ah, dimenticavo!: di questo libro c’è anche un seguito: “Una faccia già vista”, ma è sotto di una buona spanna…
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