Discorsi al cellulare (post pre-elettorale)

Casi della vita. Sto tornando da Roma in treno e incappo in un personaggio che conosco dai tempi delle elementari e che fa il politicastro di mezza tacca. Io l’ho riconosciuto, lui no.

L’ultima volta che mi ha riconosciuto lui è stato qualche anno fa, durante una campagna elettorale per amministrazioni locali: quella volta mi ha preso sottobraccio per strada e mi ha fatto tutta una serie di discorsi del tipo “Ma quant’è che non ci vediamo! Ma non sei cambiato per niente, ti ricordi i bei tempi? Io mi ricordo sempre di te..” e avanti di questo passo. Poi ad un certo punto mi dice che si è candidato, che il suo partito -di cui taccio il nome per carità di popolo- sta cambiando le cose e alla fine mi caccia in mano discretamente, quasi di nascosto, un bigliettino dicendomi “Qua c’è il mio numero di cellulare, so che non ti servirà mai, però nel caso…” e se ne andò lasciandomi da solo a riflettere sul fatto che era proprio un biglietto piccolino, e non poteva neanche servirmi per quelli scopi igienici che sarebbero stati i più adeguati al caso.

Comunque sia, in treno il Nostro è sempre incollato al cellulare, chiama e viene chiamato di continuo: siamo in periodo di elezioni, e i politici sono indaffaratissimi, come i mosconi la sera, che ronzano cattivi e rabbiosi perchè sanno che sta calando il buio, non sanno se sopravviveranno alla notte e ci sono ancora un mucchio di m**** su cui posarsi.

Non possono non sentire i discorsi -ce l’ho davanti, di spalle, a un paio di metri di distanza- e sono discorsi importanti, di quelli che fanno il futuro del nostro grande Paese, del tipo: “Bisogna che contattiamo (omissis) perchè anche se non va in lista,  gli teniamo l’ufficio a Roma (…) no, guarda, non dirlo a (omissis) perchè è facile che non venga eletto e non possiamo contare su di lui (…) allora senti, telefona a (omissis) e mettiti d’accordo (…) no, io stasera sono a (omissis) per un incontro in sede locale, domani mattina devo andare a (omissis) perchè parla (omissis), il pomeriggio devo incontrarmi con (omissis) a (omissis) e la sera sono a (omissis) con (omissis) e (omissis)…”.

E penso che in fondo in fondo anche i politicastri come questo fanno una vita di m****,  tra girare, fare, arrabattarsi, correre di qua, correre di là… to’, quasi quasi sento un po’ -proprio poco eh!- di commiserazione per lui.

Alla fine però spegne il cellulare,  se lo mette in tasca e ne tira fuori un altro. Chiama lui. I discorsi cambiano, sono d’altro genere, del tipo: “Allora, hai aperto quel fido in banca che ti dicevo? (…) guarda che quell’assegno lo dobbiamo incassare in fretta (…) senti anche l’avvocato…” - e le cose tornano a posto: dalla testa mi passa qualsiasi idea di commiserazione e, chissà perchè, mi vengono in mente altri cellulari, di quando non c’erano i telefonini…

immagine tratta dal blog di Kevin Murray dedicato al problema della privacy nei sistemi wireless:
http://www.spybusters.com/blog/labels/wireless.html

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