Concerto di Natale (post di qualche mese fa…)
E’ Natale. La piazza è piena di luci e di gente che si affolla e si muove piano tra bancarelle di dolciumi, frutta e giocattoli. Papà e mamme che tengono per mano bambini, giovani coppie a braccetto, persone sole ma i cui pacchetti dichiarano ad alta voce che sole proprio non sono.
Dall’angolo della strada s’alza la voce delicata di un violino, una melodia lenta, triste: è una giovane musicista dallo sguardo malinconico perso nel vuoto. La custodia dello strumento è una rossa bocca aperta a raccogliere le poche monete che le mamme danno ai bambini e che questi portano quasi timidamente, scappando via in fretta senza rispondere al sorriso di gratitudine dell’artista. Fa tanto Dickens, no? Eppure è proprio così.
Ad un tratto però, dal fondo della strada, sopra il vociare della gente, si sente un suono più forte: facendosi largo fra la ressa, arrivano gli zampognai! Sono in due, uno che da’ fiato alla piva e l’altro che tende il cappello ai passanti augurando buone feste e vita felice.
La violinista indurisce lo sguardo verso i nuovi arrivati e incomincia una guerra tra poveri sì, ma non per questo meno feroce: il violino ha un tono più alto, ma le pive sono più potenti e lo coprono. La violinista abbandona la melodia e da’ vita ad un’aria più veloce, un pezzo di bravura mica male, con passaggi rapidi e virtuosismi di gran classe che fanno restare a bocca aperta i passanti. Gli zampognai allora intonano un pezzo a due che recupera l’attenzione della gente.
Ma la violinista non ci sta -anche perchè quello è il posto migliore della città, c’era arrivata prima e poi lei ha fatto il conservatorio, mica come quei due buzzurri- e attacca una czarda indemoniata, le dita sulle corde neanche si vedono e arriva anche a battere i piedi per accompagnarsi. La risposta degli zampognai però è un colpo basso, un “Tu scendi dalle stelle” a pieni polmoni che fa tremare le finestre dei palazzi e che sancisce la sconfitta del classico davanti al popolare.
La giovane si china, reccoglie le poche monete, mette il violino nella custodia e se ne va in cerca di un altro posto. Mentre va via, la sento mormorare parole che proprio natalizie non sono …
immagine: foto di Miss Charlotte Semescu, 1906, da American Memory
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