Questo qua sopra è un titolo ingannevole, perchè non siamo a Montecarlo ma a Nizza, dove quando arrivi come benvenuto ti danno un volantino con su le indicazioni per stare attenti a borseggiatori, scippatori e compagnia bella… mi consolo, pensando che certe cose non capitano solo da noi.
Visto che io non amo la spiaggia e le cosiddette attrattive della vita di mare intesa come ombrellone bagnetto oliosolare bambinipiangenti sabbianellemutande radioline similpallavolosfigata ecc. ecc., me ne cammino per un po’ le vie pulite, eleganti, di una certa raffinatezza retrò, tra bei palazzi inizio ‘900, mi gusto la Promenade des Anglais e sto arrivando in stazione per prenotarmi il treno per il giorno dopo quando …
“ ‘NAMMO A MONTECARLO??“
è una domanda urlata in modo belluino, a metà tra il barrito di un elefante e il latrato di una iena che abbia fumato venti pacchetti di nazionali senza filtro.
Lentamente mi volto e mi compare davanti quello che identifico come un tracagnotto alto circa un metro e mezzo, anche se sembra più alto perchè ai piedi porta due zatteroni infradito rosa e gialli, alti mezza spanna, da cui in basso spuntano unghie lunghe e sporche, in alto partono due gambette pelose a forma di arco di trionfo che scompaiono dentro dei bermuda rossi con strisce gialle.
Naturalmente è a petto nudo, non tanto per sfoggiare la sua peluria di scarsa rilevanza quanto per ostentare una patacca di vero similoro che gli pende attaccata ad una catena pure di vero similoro probabilmente fregata a qualche randagio del quartiere.
Vari ispidi pelacci neri indicano che non si fa la barba da un paio di settimane (per avere l’aria da duro ovviamente, non per sciatteria) e dopo un naso che più che spuntare è letteralmente spalmato sul grugno come un uovo all’occhio (sembra per ricordare il bue di cui sopra), sotto un paio di sopracciglia neanderthaliane, due occhietti neri grandi come la punta di uno spillo che -con rispettive occhiaie- tradiscono una notte di rovina e dannazione.
In alto, come ciliegina sulla torta, un sombrero di colore viola, largo circa mezzo metro, contornato di una bordura oro; a questa bordura poi sono attaccati una serie di fiocchi pure di colore oro che scendono di circa 5 cm. lungo tutto il bordo del sombrero.
Cerco di quardarlo negli occhi per trasmettergli tutto il mio disprezzo, ma incontro lo stesso sguardo intenso, partecipe e attento come quello di un del bue a cui hanno aperto davanti un libro di fisica delle particelle.
“ ‘NAMMO A MONTECARLO??“ sbraita di nuovo il bagonghi ad un gruppetto di personaggi suoi pari che sarebbe inutile -e per per me penoso- descrivere.
Improvvisamente, mi accorgo di avere il quotidiano “La Repubblica” in mano .. lo piego, lo volto in modo da non far capire di che cosa si tratta, me lo ficco nella tesca della giacca e mi allontano a grandi passi: non vorrei mai che mi scambiassero per un italiano, mondoporco!
(nell’immagine, cartolina anni ‘30 di Nizza)
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