FIENIL DEL BANCO (Emilia Romagna) - I nonni della nebbia
Gli abitanti di questi luoghi -chissà da quali tempi lontani- hanno sviluppato un particolare adattamento ambientale individuabile anche a livello somatico: se osservate anche solo di sfuggita la conformazione del loro viso, noterete facilmente quelle i tratti caratteristici di questa popolazione costretta a vivere in mezzo giorno e notte, estate e inverno, in mezzo alle più tenaci e persistenti nebbie del pianeta: le orecchie sono sproporzionate, enormi per poter captare anche il minimo suono; anche il naso è ipersviluppato, dalla larghe narici per potenziare l’olfatto ipersviluppato e dalle grosse vene rosse che non si sa bene a cosa servono ma che tutti da questa parti hanno; gli occhi di colore giallo vivo, costantemente spalancati –mai il minimo battito di palpebra!- in uno sguardo che nella zona chiamano “abajo” oppure “anabajo” a seconda che siano rivolti verso l’alto o verso il basso.
Ma se gli abitanti del posto hanno imparato tutto sommato a sopravvivere in quelle tristi condizioni, per il malcapitato forestiero che deve recarsi in questo o quel paese, dal momento che la nebbia rende inutile l’uso di qualsiasi segnalazione visiva e che le vie che collegano i vari paesi sono praticamente degli argini che si intersecano fra loro ad angolo retto, la situazione non è certamente piacevole.
Le amministrazioni locali pensarono così di risolvere il problema affidando il controllo delle strade -come d’altronde capita in varie città italiane- a nonni-vigili che in quesito modo da una parte riescono ad integrare la loro talvolta piccola pensione, dall’altra possono rendersi ancora utili alla comunità.
La cosa funziona in questo modo: i nonni vengono portati agli incroci tra i vari argini e fatti sedere su una sedia di paglia ad uno degli angoli dell’incrocio, muniti di una trombetta a pera e di un fiasco di vino rosso; dopodiché gli anziani se ne stanno seduti ore e ore in mezzo alla nebbia, dando fondo al fiasco e suonando ogni tanto la trombetta, tanto per vedere se c’è qualche altro nonno a qualche altro incrocio (i nonni hanno un codice tutto loro per trasmettersi messaggi con la trombetta) per non sentirsi soli e magari per scambiare qualche chiacchiera –perlopiù terribili bestemmioni. Appena però sentono il rumore di una macchina che si avvicina, i nonni pronti suonano a intervalli regolari la trombetta per attirare l’attenzione dell’autista, mettono gli occhi in posizione “abajo” per farsi individuare e quando poi la macchina si ferma danno al guidatore le adeguate indicazioni sull’incrocio.
La cosa sembrava funzionare ma da un po’ di tempo i nonni, che non sono per niente contenti di rimanere ore e ore giorno e notte in mezzo alla nebbia per quattro soldi (i comuni della zona sono alquanto tirati), hanno incominciato a fornire indicazioni false agli automobilisti cosicché in mezzo alla nebbia ormai è tipica questa sequenza di suoni: rombo di motore; trombetta trombetta trombetta; voce vecchio che da’ indicazioni allo sventurato; nuovo rumore di motore; un grosso “pluf” della macchina che cade nella palude; bestemmie dell’autista; satanica risata del nonnetto cui rispondono lontane sopra le acque e gli argini, a catena come gli abbaiare nella notte, le risate solidali degli altri nonni-vigili di ronda nella nebbia.
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