Castelmazzo (Veneto) - Gli scultori di roccia

Camminando per i monti attorno a Castelmazzo, è facile incontrare grosse rocce rozzamente scolpite raffiguranti volti o corpi umani in varie posizioni, dai nomi quali “la Vergine di Castelmazzo”, “il Nasone di Castelmazzo”, “il Soldato di Castelmazzo”, “la Gigetta di Castelmazzo”, “il Gigante di Castelmazzo”, “il Gobbo di Castelmazzo” e via dicendo.

Al turista frettoloso queste appaiono il più delle volte come scherzi della natura, fenomeni dovuti ad erosione, frane o altri eventi fortuiti.

In realtà si tratta di vere e proprie sculture, create con pazienza dai montanari locali; è questa infatti una vecchia tradizione per la quale gli innamorati delusi, coloro che hanno subito dei torti o comunque, chi ha motivo di rancore -a torto o a ragione- con qualcun altro, fa un ritratto di questo nella roccia viva.

donna silenziosa

La cosa più singolare di questa tradizione è lo strumento usato dai montanari nel compimento dell’opera: la propria testa, battuta ripetutamente e con costanza e perizia contro la roccia fino a darvi una certa forma.

Se vi fermate a parlare con qualcuno dei vecchi del paese che sono stati scultori di rocce -riconoscibili dalle profonde cicatrici sulla fronte- tutti vi confermeranno che la creazione di una di queste opere arreca sollievo -soprattutto quando l’opera è conclusa- e che comunque da’ all’artista altre cose a cui pensare oltre alle miserie della vita quotidiana anche se, per usare le parole di uno di loro “La roba più dificile, ostia, è meterci la firma!”.

immagine dal sito: http://www.sungubala.com/

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