PIZAGHESE (Lombardia) - La notte del generale Garibaldi

Nel 1859 Giuseppe Garibaldi, al comando dei Cacciatori delle Alpi, ebbe occasione di passare per questa località per far riposare sé e i suoi uomini prima dello scontro coll’esercito austriaco; Pizaghese, città di patrioti e fiera nemica dell’Impero, lo accolse trionfalmente con gran sventolio di tricolori e tripudio di popolo. Non solo: fermatosi in una locanda per passarvi la notte, l’albergatore e i cittadini tutti pensarono di rendergli quel soggiorno memorabile.

Si iniziò a cena, quando il generale, che in quel periodo stava seguendo una dieta ferrea per motivi di colesterolo, si vide arrivare una serie di portate che andavano dalla zuppa pavese a vari tipi di gnocchi e pastasciutte in salse locali, ad una serie gargantuesca di arrosti di cacciagione varia, al salame d’oca di Mortara alle mortadelle di fegato e alle filzette di Montevecchia, con formaggi della Lomellina e di Sannazzaro, il tutto con dosi massicce di vini bianchi di S. Colombano e rossi dell’Oltrepò pavese.

altare di giuseppe garibaldi

Garibaldi cercava disperatamente di sfuggire e tanta accoglienza, ma era tutto inutile vista l’insistenza dei suoi ospiti e allora si scherniva e assaggiava un po’ di questo e un po’ di quello senza esagerare; quando però arrivarono in tavolo le quaglie allo spiedo con polenta in salsa di tartufo grigio guarnite da asparagi di Civalegna, il generale alzò bandiera bianca e vi si gettò sopra con un entusiasmo pari solo a quello dei pizagottí, spazzolando quella e tutte le altre portate precedenti, e si fermò solo dopo aver reso onore ai dolci locali assortiti: roselline, cannoli, reginette ecc. tutte guarnite di mostarda, miele e cioccolato.

Era passata l’una di notte quando, dopo l’ultimo cannolo, il generale riuscì a scusarsi con gli ospiti e, mentre i suoi fidi lo proteggevano dai più scalmanati che insistevano per il bicchiere della staffa, arrancò con una serie di impressionanti rutti e flatulenze verso la sua camera.

Qui lo attendeva un ulteriore omaggio della città di Pizaghese: sopra il letto faceva bella mostra di sé, con le abbondanti grazie bene in vista, Pasqualina Pisognelli di fu Gaetano, che la gente del posto chiamava con affetto “la maialona” e che sì prese cura dell’eroe -scambiando per giochi erotici le sue rimostranze- fin oltre le quattro del mattino.

Dopo che la Pisognelli se ne fu andata, il generale comunque non riuscì a chiudere occhio, visto che al piano inferiore i pizagotti continuarono fino all’alba a cantare ininterrottamente e sguaiatamente “La bella Gigogin” con voci impastate dal vino ma non per questo meno potenti, e passò la notte a rigirarsi nel letto maledicendo l’infame politica piemontese di non inimicarsi per nessun motivo le borgate in cui passava l’esercito.

Quando al mattino l’esercito piemontese e quello austriaco si affrontarono, sulla piana di Pizaghese appunto, Giuseppe Garibaldi, con un mal di testa belluino e il midollo ridotto ad acquetta, fece prendere ai Cacciatori delle Alpi una batosta di tal fatta che non solo mise a repentaglio le sorti della guerra, ma fu talmente vergognosa che i libri di storia (quelli italiani, non quelli austriaci) non riportano nemmeno.

Nonostante questo, a Pizaghese ancor oggi ricordano con compiacimento l’accoglienza fatta all’Eroe dei due mondi e sulla facciata della vecchia locanda, al centro del paese, si può a tutt’oggi vedere la lapide che recita, non senza un certo orgoglio:

“In questa locanda, prima di affrontare l’odiato nemico asburgico
NON dormì il Generale Giuseppe Garibaldí”.

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