OSSACORNUTA (Friuli) - Il Ponte dei Suicidi
Il viadotto che attraversa l’orrido di Sempreggiù sulla strada che va da a Boscocornuto a Ossarotta è tristemente chiamato il Ponte dei Suicidi e sebbene questo tipo di ponti sia comune un po’ in tutte le parti d’Italia, questo è forse quello più noto per l’incredibile fascino che esso esercita su quei disperati che hanno deciso di togliersi la vita.
Sarà per la notevole, ipnotica altezza che lo caratterizza, o per il fiume Copate le cui acque scorrono nere e minacciose sul fondo dell’orrido o per la tradizione di morti che si accompagna alla storia del ponte (i primi suicidi furono il capocantiere, due manovali e il vescovo che lo inaugurò nel 1912) o per la sua stessa fama consolidatasi negli anni, uomini e donne arrivano da ogni parte del mondo per porre fine alla loro vita gettandosi nel vuoto proprio dai suoi parapetti.
Per cercare di mettere fine a queste tragedie, negli anni i vari prefetti responsabili della zona installarono dapprima alte reti metalliche lungo i parapetti, ma i suicidi ben presto divennero abili nell’arrampicarsi e il loro salto diventava in tal modo ancora più alto, la quantità di afflussi di disperati aumentava e il tentativo fu abbandonato.
Durante il ventennio fascista, si pensò di affidare la tutela del ponte a squadre armate di arditi che pattugliavano giorno e notte gli accessi al ponte scortati da cani lupo addestrati in Germania; le reti metalliche erano state sostituite da cavalli di Frisia e rotoli di filo spinato, ma in definitiva anche questo tentativo risultò inefficace: gli aspiranti suicidi -decisi a servirsi proprio di quel ponte per i loro insani propositi- si organizzavano ed attaccavano a gruppi sparsi, ora qui ora là, lanciando polpette avvelenate ai cani, ingaggiando con gli arditi furiose sparatorie e combattimenti che lasciavano numerosi morti da una parte ora dall’altra e alla fine arrivavano ai parapetti, tagliavano con tronchesi il filo spinato e finalmente si gettavano nel vuoto coronando il loro triste sogno.
Dopo la guerra, si pensò ad una soluzione alternativa e una commissione ministeriale composta da medici, ingegneri, psichiatri, militari e sacerdoti propose la sistemazione sotto l’arcata del ponte di una serie di reti da acrobati tese ad un’altezza di pochi metri dal terreno e dal fiume, cosicché se anche il mancato suicida avesse cercato nella sua protervia a tagliare le corde di queste reti, se la sarebbe cavata al massimo con una gamba rotta o con un bagno fuori stagione.
Purtroppo, anche quest’ultimo tentativo è però risultato un fallimento, perché i suicidi impararono a tagliarsi le vene, a spararsi una pistolettata alla tempia, a ingerire del veleno a rapido effetto o ad usare altri sistemi per togliersi la vita (i più bravi erano capaci -dio solo sa come- ad impiccarsi) durante il loro stesso tragico salto di modo che venivano fermati dalle reti ma erano già bell’e morti. Di conseguenza la stessa commissione ministeriale che le aveva proposte fece togliere le reti da circo, anche perchè queste, pur non riuscendo ad evitare la morte degli sciagurati, avevano comportato, sia pure in modo indiretto, un grave danno con pesanti ripercussioni economiche e finanziarie, all’attività turistica nella vicina zona di Ossarotta (vedi).
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